giovedì 29 marzo 2012
mercoledì 28 marzo 2012
I RIFORMISTI E LA MERAVIGLIA

Troppe volte associamo l’idea di riformismo al prosaico e al disincanto; a una riduzione dello slancio in nome della ponderazione e del senso della realtà. Roba da ragionieri, insomma. Voler riformare, invece, nasce da un’attitudine opposta: dalla capacità di lasciarsi interrogare da ciò che ci circonda, da una ricerca interminabile volta a comprendere e a cambiare, dalla fatica di Sisifo della conoscenza e del miglioramento della condizione umana. E anche dal gusto del dubbio, intrecciandosi in ciò con la laicità, intesa come libertà dai dogmi e dalle briglie del pregiudizio.
La meraviglia dei greci non voleva dire ammirazione, fascino per le bellezze del creato. Il loro era piuttosto uno sforzo che mirava al sapere; era desiderio e amore della conoscenza, prima di ogni implicazione pratica. Conoscenza del perché delle cose: un perché non inteso solo in termini di causa ed effetto. Era un’interrogazione su chi, come, con quale scopo. Domande non fini a se stesse, ma che spingevano a cercare risposte.
E dopo secoli di storia del pensiero, dopo la lezione del vecchio Marx, i riformisti potrebbero ricominciare proprio dalla meraviglia, per giungere a una comprensione nuova dei fenomeni e trarne, in più, idee-guida e indicazioni politiche. Insomma: non si tratta di calare i nostri schemi nel mondo, ma di lasciarci afferrare da esso per imparare a migliorarlo.
DANILO DI MATTEO
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