mercoledì 28 marzo 2012

La censura alla satira dei finti intellettuali di sinistra | Avanti

La censura alla satira dei finti intellettuali di sinistra | Avanti

I RIFORMISTI E LA MERAVIGLIA

Stupirsi dinanzi alle cose; provare meraviglia per ciò che vediamo o ascoltiamo ogni giorno: da tale atteggiamento è nato il pensiero occidentale. E quando riusciamo a porci così, guardiamo il mondo “con occhi greci”, come ci ricorda il filosofo Enrico Berti. Ma non dovrebbe essere questo, oggi, lo “sguardo” dei riformisti?
Troppe volte associamo l’idea di riformismo al prosaico e al disincanto; a una riduzione dello slancio in nome della ponderazione e del senso della realtà. Roba da ragionieri, insomma. Voler riformare, invece, nasce da un’attitudine opposta: dalla capacità di lasciarsi interrogare da ciò che ci circonda, da una ricerca interminabile volta a comprendere e a cambiare, dalla fatica di Sisifo della conoscenza e del miglioramento della condizione umana. E anche dal gusto del dubbio, intrecciandosi in ciò con la laicità, intesa come libertà dai dogmi e dalle briglie del pregiudizio.
La meraviglia dei greci non voleva dire ammirazione, fascino per le bellezze del creato. Il loro era piuttosto uno sforzo che mirava al sapere; era desiderio e amore della conoscenza, prima di ogni implicazione pratica. Conoscenza del perché delle cose: un perché non inteso solo in termini di causa ed effetto. Era un’interrogazione su chi, come, con quale scopo. Domande non fini a se stesse, ma che spingevano a cercare risposte.
E dopo secoli di storia del pensiero, dopo la lezione del vecchio Marx, i riformisti potrebbero ricominciare proprio dalla meraviglia, per giungere a una comprensione nuova dei fenomeni e trarne, in più, idee-guida e indicazioni politiche. Insomma: non si tratta di calare i nostri schemi nel mondo, ma di lasciarci afferrare da esso per imparare a migliorarlo.
DANILO DI MATTEO


martedì 14 febbraio 2012

MALTRATTAMENTI E DERIVA SOCIALE


Alcune fra le patologie psichiatriche più gravi paiono riguardare in maniera significativamente maggiore persone economicamente disagiate. Il contesto socio-ambientale, certo, rappresenta uno dei fattori che favoriscono (o ostacolano) l’esordio di tali disturbi. Ma il nesso fra basso reddito e degrado da un lato e alcune psicopatologie dall’altro è dovuto forse soprattutto al fenomeno della deriva sociale: il paziente all’inizio non è più povero della media dei suoi simili, ma è la malattia che, condizionandone pesantemente la capacità di produrre reddito, lo sospinge verso la marginalità e talora l’indigenza.
Ciò, accanto al benessere materiale, potrebbe coinvolgere altre sfere dell’esistenza: il disturbo come concausa di instabilità nelle relazioni, implosione di nuclei familiari, condotte di dipendenza e via discorrendo.
Di tale fenomeno non dovremmo dimenticarci dinanzi a situazioni penose (e odiose) come i maltrattamenti inflitti ai bambini da un’insegnante di Rovigo. Il cui comportamento, pare legato a un’abnorme impulsività e instabilità dell’umore, si ripercuote su persone fragili e deboli come gli alunni di una scuola primaria, i quali, ciascuno con i propri vissuti e le proprie intime reazioni, potrebbero soffrirne a lungo. Non a caso, ad esempio, in tutto l’Occidente alcune delle forme un tempo definite di isteria, che pure sembravano sulla via dell’estinzione, si riaffacciano alla ribalta. A parere di molti proprio in relazione a traumi e abusi subiti da piccoli, pur in società in apparenza lontane da comportamenti del genere.
E per il fenomeno della deriva al quale abbiamo appena fatto riferimento, ciò potrebbe ripercuotersi anche sulla situazione socioeconomica dei pazienti. I fatti di Rovigo, dunque, accanto purtroppo a tanti altri che la cronaca quotidiana ci presenta, hanno un risvolto squisitamente sociale che non può lasciarci indifferenti.
DANILO DI MATTEO   

lunedì 6 febbraio 2012

E’ MORTO LUCIANO CAFAGNA

Nella notte fra sabato e domenica, all’età di 86 anni, è morto Luciano Cafagna. Era il più autorevole e significativo collaboratore della nostra rivista. Il funerale avrà luogo a Roma mercoledì 8 febbraio alle ore 11 presso l’Aula magna della Facoltà teologica valdese, in via Pietro Cossa 40. 

mercoledì 18 gennaio 2012

ESISTENZA, POLITICA E CRISI

Più volte, negli ultimi mesi, è stata colta l’analogia fra la guerra e l’attuale situazione di crisi. Quasi come in guerra, ogni ambito della vita degli esseri umani sembra toccato.
A rileggere Aristotele o Cicerone, emerge un nesso forte fra benessere personale, famiglia e solidità dello Stato. Una concezione per la quale l’equilibrio familiare, della “casa”, rappresenterebbe la premessa indispensabile per una sana vita pubblica. Secoli dopo, invece, è prevalso il modello “borghese” dei vizi privati e delle pubbliche virtù (o, specularmente, dei vizi pubblici e delle virtù private). I conflitti interiori e il travaglio esistenziale dei singoli non si risolvevano nella famiglia, e la politica sembrava seguire leggi sue proprie, lontane tanto dagli individui quanto dai focolari.
Le guerre, per contro, rappresentavano momenti eccezionali, investendo o lambendo ogni ambito: la scuola, il lavoro, gli amori, la routine domestica e non di rado la stessa integrità fisica. Lo Stato, gli Stati disponevano persino del corpo, del corpo biologico.
Difficile ora interpretare i casi di suicidio di cui ci narra la cronaca degli ultimi giorni. Di certo il rapporto fra sfera pubblica e privata sta mutando. La crisi entra dappertutto e non risparmia case, coppie e sottili equilibri psicologici personali. Un tempo si usava la metafora della stanza da letto: guai per lo Stato entrarvi, si diceva. Oggi la crisi coinvolge tutte le stanze. Uno spettro che non conosce muri, come emerge anche dall’esperienza degli psicoterapeuti.
Riusciremo a farne tesoro per ridefinire domani i limiti e le opportunità della nostra esistenza individuale e collettiva e il perimetro di una ricerca, quella della felicità, che sia davvero libera e responsabile?
DANILO DI MATTEO